“Giuseppe Conte e le sue contraddizioni: l’uomo che cambia idea senza mai sbagliare”.
C’è una dote rara in politica. Non è il coraggio. Non è la coerenza. È la capacità di cambiare completamente idea, e raccontarla come se fosse sempre stata quella giusta.
Giuseppe Conte la possiede in abbondanza.
Il caso Ucraina. Manuale del trasformista.
Quando la Russia invade l’Ucraina nel febbraio 2022, Conte è al governo con Draghi. Vota a favore dell’invio delle armi. Nessun dubbio, nessuna esitazione.
Poi qualcosa cambia. Forse il vento, forse i sondaggi. Fatto sta che pochi mesi dopo il M5S inizia a frenare, a chiedere la pace, a invocare il cessate il fuoco. Stop alle armi. Dialogo. Diplomazia.
Il problema? Quella stessa Ucraina che resisteva, resisteva grazie alle armi che lui aveva votato. Ma Conte non ci trova nessuna contraddizione. Anzi, rivendicava la necessità di non mandare più armi mentre le controffensive ucraine erano in corso proprio per via di quelle forniture.
Draghi, in una delle sue ultime conferenze stampa, lo disse senza troppi giri di parole: non si può votare l’invio delle armi e poi dire di non essere d’accordo. Non si può inorgoglirsi dell’avanzata ucraina dopo aver votato contro le armi. Si voleva forse che l’Ucraina si difendesse a mani nude?
La risposta di Conte? Silenzio. E avanti con la narrazione.
Il capitolo finale: Trump decide tutto.
Nel dicembre 2025, il cerchio si chiude in modo quasi surreale. Conte dichiara che i governi europei hanno fallito, che hanno sbagliato tutto, e che bisogna lasciare agli Stati Uniti la guida del negoziato. Ovvero: Trump decide. L’Europa stia ferma.
Da sostenitore delle armi, a pacifista, a fautore della resa diplomatica europea a Washington. Un percorso nobile. Coerente? Meno.
La poltrona come bussola.
Ma il talento di Conte non si ferma alla politica estera. Guardate la sua traiettoria di governo: prima con Salvini e la Lega, in un esecutivo populista e sovranista. Poi con il PD e i progressisti, in un governo di segno opposto. Poi ancora, a far cadere Draghi. Poi a criticare chi governava come Draghi.
Ne ho già parlato qui, in questo articolo sul centrosinistra allo sbando: Conte cresce, sì. Ma non sfonda. E in politica, se non sfondi, non comandi.
Il punto vero è un altro. Cambiar idea non è sbagliato. Farlo alla luce di nuovi fatti è intelligenza. Ma cambiare idea senza mai spiegare perché, senza mai dire “mi sbagliavo”, senza mai pagare il prezzo di ciò che si è sostenuto ieri — quello si chiama trasformismo.
La domanda che nessuno fa.
Conte ha sempre una spiegazione. Sempre una giustificazione. Sempre una narrazione che trasforma la contraddizione in evoluzione, la giravolta in crescita.
In un Paese che ama più le parole dei fatti, questo può bastare.
La domanda che nessuno gli fa mai è semplice: se avevi ragione ieri, come puoi avere ragione oggi dicendo il contrario?
Aspettiamo ancora la risposta.
GAS


