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Quelli di destra che, a quanto pare, non hanno studiato.

Secondo Bonacini, chi vota a destra avrebbe un problema: non avrebbe studiato abbastanza.

È un’affermazione netta, proprio per questo merita una verifica.

Cominciamo da alcuni uomini: Giovanni Gentile, filosofo e ministro dell’Educazione; Guglielmo Marconi, premio Nobel per la Fisica; Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura; Julius Evola, filosofo e scrittore; Giuseppe Prezzolini, scrittore e intellettuale; Indro Montanelli, giornalista e scrittore tra i più importanti del Novecento italiano.

E poi alcune donne: Oriana Fallaci, scrittrice e giornalista di fama internazionale; Ayn Rand, scrittrice e filosofa, riferimento del pensiero liberale e individualista; Sibilla Aleramo, scrittrice e poetessa, figura centrale della cultura italiana del Novecento, difficilmente riconducibile agli schemi più rigidi della sinistra.

Ma il punto non è dimostrare che la destra sia “più colta” della sinistra: sarebbe la stessa semplificazione, rovesciata.

Il punto è che il voto non determina automaticamente né il livello di istruzione, né la cultura, né l’intelligenza di una persona.

Istruzione, cultura e intelligenza non sono la stessa cosa

L’istruzione riguarda il percorso formativo e i titoli conseguiti. Un diploma o una laurea attestano un certo livello di studi, ma non garantiscono da soli profondità di pensiero, conoscenza effettiva o capacità di giudizio.

La cultura è più ampia: comprende ciò che una persona legge, studia, conosce e comprende, anche al di fuori dei percorsi accademici. Non avere una laurea non rende automaticamente colti o intelligenti, così come averla non rende automaticamente ignoranti gli altri.

L’intelligenza riguarda invece la capacità di comprendere, collegare informazioni, valutare argomenti e affrontare problemi. Non si misura né con il titolo di studio né con l’appartenenza politica.

Confondere questi tre piani produce giudizi superficiali. Una persona può avere molti titoli e ragionare male; un’altra può avere un percorso scolastico più breve e dimostrare curiosità, lucidità e capacità critica.

Il confronto politico non si vince dichiarando ignorante chi vota diversamente.

Il doppio standard

Per alcuni, invece, la cultura sembra una proprietà privata della sinistra: chi vota a sinistra viene considerato colto per definizione, mentre chi vota a destra dovrebbe prima esibire titoli e bibliografia.

Qui emerge la contraddizione più rivelatrice. Bonacini pretende di misurare la cultura degli altri attraverso il loro orientamento politico, ma ha lui stesso soltanto un diploma.

Sia chiaro: non c’è nulla di male nell’avere un diploma. Il titolo di studio non è una colpa né una patente di inferiorità. Il problema non è il livello di istruzione di Bonacini, ma il criterio che applica agli altri.

Se si sostiene che il valore culturale di una persona dipenda dal titolo di studio, bisognerebbe applicare lo stesso criterio a tutti. Se invece si riconosce che istruzione, cultura e intelligenza sono dimensioni diverse, allora non si può usare il voto politico come scorciatoia per stabilire chi meriti rispetto e chi no.

Sarebbe più onesto abbandonare l’idea secondo cui “io voto dalla parte giusta, quindi sono più intelligente”.

Quella non è cultura: è una forma di superiorità presunta che evita il confronto invece di sostenerlo.

PxC

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