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MODENA. IL DOPPIO STANDARD CHE NON POSSIAMO PIÙ IGNORARE.

C’è qualcosa che mi inquieta di questa storia e non è solo la brutalità dell’attacco.

È quello che è successo dopo.

Il riflesso automatico.

Un uomo manda mail deliranti contro Gesù e contro i cristiani. Pronuncia frasi che evocano ricompense ultraterrene. Lancia un’auto sulla folla. Accoltella chi cerca di fermarlo.

E prima ancora che si capisca cosa sia davvero successo, parte il copione. Fragilità psicologica. Disagio sociale. Necessità di contestualizzare.

Arriva un avvocato noto per militanze ideologiche molto precise. Punta subito sulla linea dell’infermità mentale.

E la sensazione di molti cittadini è inevitabile: qualcuno vuole trasformare un odio consapevole in una patologia neutra. Quasi impersonale. Quasi innocua.

La malattia mentale esiste e va presa sul serio. Ma non spiega tutto.

Ma negli ultimi anni il ricorso alla spiegazione psichiatrica appare troppo spesso selettivo.

Se l’odio nasce in ambienti scomodi da nominare, improvvisamente tutto diventa disagio, marginalità, squilibrio. Se invece il colpevole appartiene a categorie ideologicamente più accettabili da criticare, la responsabilità politica e culturale viene sottolineata immediatamente.

Stesso crimine. Stesso odio. Due pesi e due misure.

Il doppio standard che genera sfiducia.

Se un uomo scrive mail contro Gesù e i cristiani, se pronuncia frasi che richiamano dinamiche già viste in altri attentati europei, la domanda sull’estremismo ideologico non è propaganda.

È buon senso investigativo.

Eppure quella domanda viene silenziata. Spostata. Annacquata. Perché fare quella domanda rischia di apparire intollerante. Islamofobico. Di destra.

E allora si preferisce la versione socialmente più comoda. Quella che non disturba nessuno. Quella che non nomina niente.

Quello che i cittadini chiedono.

Non vendette. Non processi sommari. Non odio.

Una cosa sola: onestà.

Che l’odio anticristiano venga riconosciuto con la stessa fermezza con cui si riconosce qualsiasi altra forma di fanatismo. Che la paura di apparire intolleranti non diventi cecità volontaria. Che la giustizia cerchi la verità completa, non la versione più comoda da raccontare.

Perché una società che minimizza certi estremismi per paura delle conseguenze politiche perde qualcosa di fondamentale.

La credibilità.

E quando la credibilità crolla, cresce inevitabilmente una cosa sola.

La rabbia.

GAS

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