“AL LUPO, AL LUPO”: ovvero, a furia di chiamarlo, questo, arriva.
Quando il “lupo” non esiste, ma serve a qualcuno far credere che ci sia.
C’è un vecchio detto che recita: “A furia di chiamarlo il lupo, questo, arriva.” Oggi quel “lupo” ha spesso un nome abusato: fascismo.
Lo si evoca ovunque, nei dibattiti, nei titoli dei giornali, nei social, come se fosse dietro ogni angolo, pronto a tornare. Ma la verità è che, nella realtà concreta, quel lupo non c’è. Esiste solo nella mente di chi, non avendo più idee forti né contenuti nuovi, ha bisogno di un nemico immaginario per sentirsi ancora dalla parte giusta della storia.
Così, mentre la gente comune pensa a lavorare, a mantenere la famiglia, a costruirsi un futuro, c’è chi preferisce gridare al pericolo, agitare spettri del passato, e accusare chi non la pensa allo stesso modo. E’ un gioco vecchio, ma ancora efficace: inventare il lupo per restare protagonisti, anche quando la realtà non li ascolta più.
Il fascismo, quello vero, è stato sconfitto dalla storia. Ciò che resta, oggi, è un riflesso usato per paura di affrontare il presente, fatto di problemi reali, di responsabilità concrete e di verità scomode.
Forse sarebbe il caso di smettere di chiamarlo, quel lupo che non esiste. Perché prima o poi, a forza di gridare al pericolo, la gente smette di ascoltare. E allora sì, il vero pericolo diventa il silenzio di chi non crede più a nulla.
Il coraggio, oggi, non è ripetere slogan del passato, è avere la lucidità di guardare avanti, di riconoscere che il male non ha più una divisa o un nome unico, ma si nasconde nell’ignoranza, nell’odio, nella paura e nella divisione che crescono proprio quando si smette di dialogare.
Il vero atto di libertà è smettere di evocare fantasmi e tornare a pensare, a costruire, a confrontarsi davvero.
SOLO CHI NON HA PAURA DELLA VERITA’ NON HA BISOGNO DI INVETARSI UN LUPO.


