I dittatori dimenticati e i fascisti immaginari.
Il doppiopesismo di una sinistra che vede l’autoritarismo soprattutto dove non c’è.
Basta che un governo non piaccia a quella parte, ai suoi militanti più rumorosi e ai suoi testimonial da social, perché partano le parole enormi: fascismo, regime, deriva antidemocratica. Pronunciate con una leggerezza disarmante.
Poi si guarda oltre i confini e l’indignazione cambia volume. Regimi che imprigionano gli oppositori. Donne che rischiano la vita per rivendicare la propria libertà. Paesi dove l’omosessualità è perseguitata e il potere non si cambia con il voto. Lì la mobilitazione è più timida, più rara, più piena di “ma”.
Com’è possibile essere così inflessibili con una democrazia e così selettivi davanti a una dittatura?
Free Palestine, ma la libertà vale per tutti?
I civili palestinesi hanno diritto a dignità, sicurezza e futuro. Ed è esattamente per questo che chi ne usa la causa non può permettersi due pesi e due misure.
Francesca Albanese, relatrice Onu e icona delle piazze, ha raccontato il 7 ottobre come una risposta all’oppressione israeliana. Una risposta. A bambini, donne e anziani massacrati nelle case. Quando una redazione italiana è stata assalita da militanti pro Palestina, ha condannato, ma ha parlato di “monito”. Un monito, cioè un avvertimento: chi fa il giornalista sappia cosa rischia.
Lei dice di aver condannato Hamas fin dal primo momento. Può darsi. Ma una condanna che arriva insieme alla spiegazione, alla contestualizzazione, al “ma”, è una condanna che non vuole costare niente. Si fa per mettersi a posto, poi si passa a ciò che interessa davvero.
E una parte della sinistra italiana la porta in trionfo. Poi ci spiega che la libertà è un valore non negoziabile.
Non è una domanda contro i palestinesi. È una domanda a chi pretende di rappresentarne la causa con due pesi e due misure. Se la libertà è un diritto, non può dipendere dalla bandiera di chi la nega.
Protestare quando non si rischia nulla
In Italia si può insultare il presidente del Consiglio, contestare le leggi, denunciare derive autoritarie: in piazza, in tv, sui social. È un diritto prezioso. In Iran dissentire significa arresti, violenze, condanne a morte. Le donne iraniane non partecipano a una polemica televisiva: si giocano la vita.
Per questo trovo insopportabile chi fa il rivoluzionario al riparo delle libertà del sistema che demonizza.
Contestare Meloni è legittimo. Chiamare fascista il suo governo è un giudizio politico che si può esprimere e discutere. Ma confondere sistematicamente una democrazia, con tutti i suoi difetti, con un regime che reprime davvero il dissenso svuota le parole. E quando tutto è fascismo, anche il fascismo vero diventa una parola come le altre.
Lo specchio
Il meccanismo è semplice. Governo di destra: ogni provvedimento è una minaccia alla democrazia. Movimento anticolonialista o antimperialista: le contraddizioni si perdonano. Regime nemico dell’Occidente: qualcuno chiude un occhio sulle brutalità. Non si giudica il potere per ciò che fa, ma per il campo in cui lo si colloca.
Così i diritti umani si gerarchizzano e le vittime si dividono in utili e scomode. Una donna iraniana, un oppositore russo, un dissidente cinese, un palestinese privato dei propri diritti non valgono meno perché la loro sofferenza complica il racconto di una campagna.
Greta Thunberg è il caso più evidente. Dai venerdì per il clima è diventata un oracolo morale per ogni crisi del pianeta, e oggi scende in piazza contro il governo Meloni: a Milano contro il ddl Sicurezza, a Genova contro la spesa militare. Un governo eletto, in un Paese dove si può contestare tutto. Intanto in Iran si impicca, e io non ricordo piazze con lei in testa. Chi ha scelto di essere la coscienza del mondo dovrebbe spiegare come si sceglie dove farsi vedere.
Coerenza
Non pretendo che tutti la pensino come me, né che ci si mobiliti con la stessa intensità per ogni crisi. Pretendo coerenza. Se condanni la repressione, condannala sempre. Se difendi le donne, difendile anche quando a negarne la libertà è un potere che non rientra nella tua narrazione. Se combatti il razzismo, combattilo ovunque.
La libertà non è proprietà della sinistra né della destra. Non appartiene a Greta Thunberg né a Giorgia Meloni. Appartiene alle persone. Chi la difende solo quando gli conviene non è un campione dei diritti: è un militante che applica i principi a intermittenza.
C’è una differenza enorme fra combattere un regime autoritario e inventarsene uno ogni volta che vince qualcuno che non ci piace. E finché quella parte di sinistra non avrà il coraggio di guardarsi allo specchio, continuerà a gridare contro i fascisti immaginari di casa propria, lasciando sullo sfondo i dittatori reali del mondo.
GAS


