Trump bullizza Meloni, la sinistra applaude: la vera ipocrisia del "mi ha fatto pena".
Politica

Meloni non implora nessuno. Trump sì e lo fa con gli insulti.

Ho letto questa intervista. E ho pensato una cosa scomoda.

Trump non bullizza Meloni. Trump usa Meloni.

Donald Trump dice che Giorgia Meloni “lo ha implorato” per una foto, che “gli ha fatto pena”. Lo dice a una tv italiana, sapendo benissimo che la frase rimbalzerà ovunque entro un’ora. Non è una gaffe, non è nervosismo. È calcolo puro, lo stesso calcolo con cui un mese fa ha venduto come “vittoria storica” un accordo con l’Iran che, letto bene, è una ritirata con la cravatta dritta. Quando un bullo non ha più argomenti veri, cambia bersaglio. 

Stavolta il bersaglio è un’alleata, capo di governo di un paese che gli ha sempre garantito lealtà.

La scala americana, e il mondo visto dall’alto.

C’è un atteggiamento, in tutto questo, che va oltre Trump come persona: è l’idea, profondamente americana, di stare in cima a una scala immaginaria e guardare il resto del mondo da lassù, con la sufficienza di chi non deve mai rendere conto a nessuno. Gli alleati non sono partner, sono comparse. Le nazioni non sono soggetti con cui trattare da pari, sono fan da gestire, premiare o liquidare a seconda dell’umore del giorno. “Non la voglio più come fan”, dice Trump di Meloni,come se l’Italia fosse un pubblico da stadio e non una repubblica con una storia, un’autonomia, una dignità propria. È la stessa supponenza che si è vista sui dazi, sull’Ucraina, su ogni dossier in cui Washington ha trattato Bruxelles come un cortile di casa. Non è solo Trump: è un’intera postura geopolitica che considera il resto del mondo un piano più in basso.

Il vero obiettivo non è Meloni. È Hormuz.

Perché Trump tira fuori la foto e l’imbarazzo proprio adesso?

Lo dice lui stesso poche ore dopo, parlando con la NBC: Meloni “non la voglio più come fan” perché lei e gli altri della NATO “non ci sono stati” sullo Stretto di Hormuz. Eccolo, il vero messaggio. L’attacco personale è la clava, lo Stretto di Hormuz è la richiesta. Prima ti umilio in pubblico, poi ti dico cosa voglio da te. È diplomazia da mafioso di quartiere, non da presidente degli Stati Uniti.

Meloni ha ragione. E lo dice con la schiena dritta.

“Io e l’Italia non imploriamo mai.” Questa è la risposta che un capo di governo serio dà quando un alleato si concede un attacco personale gratuito in diretta tv. Meloni non si scompone, non rincara con insulti: smonta la narrazione con una frase secca e ricorda a Trump che con i veri nemici dell’Occidente lui non ha mai avuto la stessa durezza. È la differenza tra chi reagisce con dignità e chi reagirebbe con isteria. Tajani annulla la visita negli Stati Uniti, Mattarella telefona per solidarietà: l’Italia risponde compatta, senza sceneggiate, e questo è esattamente il modo giusto di trattare un alleato che ha esagerato.

La sinistra non difende l’Italia. Sfrutta l’occasione.

Bonelli e Fratoianni si stracciano le vesti, parlano di vergogna e di figuraccia nazionale. Ed ecco la parte più comica di tutta la vicenda: per anni la sinistra italiana ha descritto Trump come un buffone, un pericolo per la democrazia, una persona le cui parole non vanno nemmeno prese sul serio. Ma oggi, improvvisamente, quelle stesse parole diventano oro colato, verità assoluta, prova schiacciante contro Meloni. Trump diventa credibile solo quando serve a colpire la premier. Il giorno prima è un buffone pericoloso, il giorno dopo è un testimone attendibile, basta che la frase sia comoda. Non è indignazione per l’Italia: è opportunismo travestito da principio.

La domanda scomoda.

Chi sta davvero bullizzando chi, qui? Trump bullizza un’alleata per estorcerle una posizione su Hormuz, dall’alto di una scala che l’America si è costruita da sola e su cui si è seduta comoda da decenni. La sinistra italiana bullizza Meloni usando le parole di quello stesso bullo come arma di comodo, salendo per un attimo sulla scala di qualcun altro pur di colpire un avversario di casa. Nel mezzo, c’è una premier che ha risposto con la misura che serve in un momento simile, mentre tutti gli altri giocano sulla pelle dell’Italia per i propri scopi.

GAS

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