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La regista del conflitto.

Fers quod fecisti. Alios accusare nihil mutat.

Ci sono persone che passano la vita a proteggere un problema familiare. Non lo affrontano: gli costruiscono intorno una narrazione. Il figlio è sempre la vittima. Gli altri sono sempre quelli che non capiscono, non aiutano, non comprendono.

Il confronto come arma silenziosa.

Poi arrivano i paragoni. “Guarda i figli degli altri…” Parole apparentemente innocenti, che scavano differenze, alimentano risentimenti, mettono fratelli contro fratelli. Non è un incidente. È un metodo.

Lancio la pietra, nascondo la mano.

Si insinua. Si confronta. Si alimenta una tensione. E quando questa, inevitabilmente, esplode, ecco che ci si presenta come quelli che vogliono riportare la pace. Il paradosso è servito: chi ha contribuito a creare la frattura accusa gli altri di non volerla ricucire.

Non ipocrisia. Regia.

Non è semplice ipocrisia, sarebbe quasi rassicurante se lo fosse. È una forma di triangolazione familiare, dove le responsabilità vengono spostate in continuazione e il vero problema resta sempre fuori dalla porta. Perché riconoscere la realtà significherebbe affrontarla. Ed è molto più facile scegliere un colpevole.

PXC







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