HO GUARDATO RENZI IN TV IERI SERA. HA DETTO “IO” QUARANTADUE VOLTE.
Ho smesso di contare dopo la terza ospitata settimanale.
Perché mi stavo annoiando e perché ho capito una cosa: Matteo Renzi non fa politica. Fa Renzi. E c’è una differenza enorme.
In vent’anni di carriera politica, Renzi è riuscito in un’impresa che pochi possono vantare: essere sempre al centro della scena, qualunque cosa accada. Governo o opposizione. Maggioranza o minoranza. Premier o senatore semplice.
Non importa. Lui c’è sempre. Con la battuta pronta, il libro da presentare, la trasmissione da conquistare.
Ospite di diMartedì, ha commentato la “giravolta” di Meloni con una serie di onomatopee, “zidibudubu zig-zag!”, descrivendo il cambio di posizione della premier come un’improvvisa mossa tattica.
Brillante. Irresistibile. Divertente.
Peccato che mentre accusava gli altri di fare giravolte, stesse facendo la sua.
Sulla separazione delle carriere, tema caldissimo, Renzi aveva detto chiaro e tondo: “Se la Meloni non fa retromarcia anche su questo, noi è certo che stiamo a favore della separazione delle carriere.”
Poi Meloni l’ha proposta davvero. E Renzi? Contro.
Non è un dettaglio. È il metodo. Cambiare posizione non in base alle idee, ma in base a chi le propone. Se la faccio io è una riforma. Se la fai tu è un attacco alla democrazia.
L’egocentrismo come strategia.
C’è qualcosa di affascinante e disturbante allo stesso tempo nel modo in cui Renzi occupa lo spazio politico.
Ha fatto cadere il governo Letta, quello del suo stesso partito. Ha fatto cadere il governo Draghi, quello che lui stesso aveva contribuito a costruire. Ha fondato Italia Viva dal nulla, portandosi dietro una fetta di elettorato. Ha stretto alleanze con chiunque, destra, sinistra, centro, Draghi, i sauditi.
Ogni mossa ha sempre una spiegazione raffinata. Una visione. Una strategia.
Ma guardando il risultato finale una domanda sorge spontanea: tutto questo a cosa è servito? All’Italia o a Renzi?
La domanda che nessuno fa.
Esiste un politico più intelligente di Renzi in Italia? Probabilmente no. Riesce a smontare qualsiasi avversario in trenta secondi. Sa leggere i numeri, sa costruire le narrazioni, sa dove colpire.
Il problema è che tutta questa intelligenza sembra orientata verso un unico obiettivo: sopravvivere. Contare. Esistere.
Non costruire. Non cambiare. Non lasciare qualcosa di concreto.
Le sue posizioni, talvolta considerate contraddittorie, hanno attirato l’attenzione di oppositori politici e media.
Ma lui va avanti. Sempre. Con la stessa faccia tosta. Con la stessa energia. Con lo stesso sorriso.
La verità scomoda.
Renzi è il simbolo perfetto di una politica malata. Quella in cui conta più apparire che fare. Più sopravvivere che costruire. Più vincere il dibattito televisivo che risolvere i problemi reali.
È brillante. È instancabile. È capace.
Ed è completamente inaffidabile.
Perché un uomo che cambia idea in base a chi sta dall’altra parte non ha una bussola politica. Ha solo uno specchio.
E nello specchio c’è sempre e solo lui.


