Società

DIRITTISMO.

Abbiamo una malattia nuova e nessuno la chiama per nome. Io la chiamo dirittismo: chiedere senza dare.

Il dirittista sa a memoria quello che gli spetta. Del resto non sa niente. Non sa cosa deve alla scuola che pretende, al servizio che critica, alla comunità che chiama in causa solo quando gli serve. Il diritto è suo, il dovere è degli altri. Sempre.

Lo riconosci subito. Pretende rispetto e non lo restituisce. Invoca la legge quando lo tutela e la ignora quando lo vincola. Chiede allo Stato tutto e allo Stato non dà niente: né regole, né pazienza, a volte nemmeno le tasse.

La politica l’ha capito da un pezzo. Promettere un diritto costa poco e rende voti. Un dovere non lo promette nessuno, perché non porta consenso. Così i diritti crescono, i doveri restano dove sono, e il conto lo paga chi i doveri li fa davvero.

È questo il danno. Una società dove tutti chiedono e pochi danno non è più generosa, è più povera. Chi dà comincia a sentirsi un fesso, e quando si stanca i diritti di tutti restano sulla carta.

Ci vuole più educazione civica? Un’ora in più non basta. Bisogna smettere di raccontare che i doveri sono roba da vecchi.

Diritti e doveri sono direttamente proporzionali. Aumentano i primi, li seguono i secondi. Oggi corrono solo i primi.

GAS

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