Prima spara, poi, verifica. Il metodo Ranucci fa scuola, ma nel senso peggiore.
Il 28 aprile, in diretta su Rete 4, il conduttore di Report ha accusato il ministro Nordio di aver incontrato Nicole Minetti e il suo compagno in Uruguay, prima della grazia. Nordio ha telefonato in trasmissione per smentire. E Ranucci stava ancora parlando.
C’è una regola che ogni giornalista impara o dovrebbe imparare al primo giorno di lavoro: una notizia si verifica prima di pubblicarla. Non dopo. Non “intanto la butto lì e poi vediamo”. Prima. Martedì 28 aprile, Sigfrido Ranucci ha dimostrato di aver dimenticato questa regola. O forse di non averla mai davvero interiorizzata.
Ospite di Bianca Berlinguer a È sempre Cartabianca su Rete 4, il conduttore di Report ha dichiarato davanti a milioni di telespettatori che una sua fonte avrebbe visto il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel ranch uruguaiano di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, nei giorni in cui era in lavorazione la pratica per la grazia all’ex consigliera regionale. Un’accusa di quelle che, se fondata, cambierebbe tutto. Un’accusa che, se infondata, è semplicemente diffamazione in diretta nazionale.
“Una nostra fonte avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani a marzo. Se fosse vero, è una notizia. Stiamo verificando.”
Sigfrido Ranucci — Cartabianca, 28 aprile 2026
Rileggiamo quella frase con attenzione. “Stiamo verificando.” Detto dopo. Detto come fosse una nota a margine, un dettaglio tecnico. Detto dopo aver già pronunciato il nome del ministro, dopo aver già costruito davanti al pubblico uno scenario di connivenza e corruzione. Il problema non è la fonte: le fonti anonime esistono, sono legittime, a volte sono decisive. Il problema è che una fonte anonima non verificata non è una notizia. È una voce. E una voce non si lancia in prima serata su una rete nazionale.
La smentita in tempo reale
Ciò che ha reso la serata ancora più imbarazzante per Ranucci è stata la risposta di Nordio: immediata, circostanziata, telefonica. Il ministro ha chiamato in trasmissione mentre il conduttore di Report stava ancora costruendo la sua narrazione. Ha smentito punto per punto. Ha spiegato che nei primi giorni di marzo si trovava in Italia per la campagna referendaria. Ha ricordato che i suoi spostamenti ufficiali sono tutti documentati. Ha precisato che in Uruguay era stato sì ma per una missione ufficiale, uno o due anni fa, tre giorni, tutto tracciato.
Poi ha alzato il tono, e aveva tutto il diritto di farlo: “C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico.” Ha parlato di querela. Non come minaccia tattica, ma come reazione comprensibile di chi si trova a dover smentire in diretta una storia inventata, parole sue, di sana pianta.
I fatti della serata
- Ranucci lancia l’accusa basandosi su una sola fonte anonima, non ancora verificata
- Ammette lui stesso in diretta: “Stiamo verificando”, dopo aver già parlato
- Nordio telefona in trasmissione e smentisce con argomenti precisi e documentabili
- A marzo Nordio era in Italia per la campagna referendaria, non in Uruguay
- Il ministro annuncia l’intenzione di procedere per vie legali
- La Rai invia a Ranucci una lettera di richiamo, atto raro e significativo
Il giornalismo d’inchiesta non funziona così
Vogliamo essere chiari su una cosa: criticare un ministro è non solo lecito, è necessario. Fare inchieste sul potere è il cuore del giornalismo libero. Report ha prodotto negli anni lavori seri, documentati, utili. Nessuna critica sensata può partire dal presupposto che certi argomenti siano intoccabili.
Ma il giornalismo d’inchiesta serio funziona in modo opposto a quello che abbiamo visto martedì sera. Si parte dalla fonte, si cerca un riscontro, poi un altro, poi si confronta con l’interessato, poi — solo allora — si pubblica. Non si lancia l’accusa in diretta con il pilota automatico del “stiamo verificando” come paracadute. Quella formula non è una tutela professionale: è un modo per dire tutto senza assumersi nulla.
E c’è un elemento aggravante che non va ignorato: Ranucci non è un blogger, non è un battitore libero. È dipendente Rai, conduttore di una trasmissione finanziata con i soldi del canone, cioè con i soldi di tutti noi. Questo non significa dover essere compiacente con il governo di turno. Significa dover rispettare standard professionali più alti, non più bassi. La stessa Rai lo ha capito, richiamandolo formalmente. Segno che persino l’azienda non poteva far finta di niente.
Il punto vero
Il punto non è se Nordio sia simpatico o antipatico, se la grazia a Minetti sia stata opportuna o meno, se il centrodestra meriti o no di essere sotto i riflettori. Su tutto questo si può discutere, e si dovrebbe. Il punto è che lanciare un’accusa non verificata in prima serata, basandosi su una fonte singola e anonima, non è fare giornalismo. È fare rumore. E il rumore, nel lungo periodo, non aiuta chi vuole fare informazione seria. La danneggia.
Ranucci ha detto che domenica, a Report, “sentirete”. Bene. Se la fonte esiste ed è credibile, è il momento di dimostrarlo con fatti, documenti, riscontri. Se invece domenica il servizio non ci sarà, o sarà vago quanto la dichiarazione di martedì, allora il quadro sarà completo.
Criticare il potere è un dovere civile.
Farlo senza prove non è coraggio: è pressappochismo.
E il pressappochismo, quando è amplificato da un microfono pubblico, fa danni reali.
PxC


